Lo strappo, questo sconosciuto

Bentrovati,

qualche giorno fa vi ho parlato di alcuni affreschi tiepoleschi strappati da un palazzo vicentino (Fig 1). Che cosa significa “strappati”? Il termine fa riferimento alla tecnica del cosiddetto “strappo”, un’operazione particolarmente delicata che oggi impareremo a conoscere insieme.

sala_francoFig 1. L’interno del salone di palazzo Valmarana, poi Franco, prima dello strappo avvenuto all’inizio della seconda guerra mondiale.

Innanzitutto ricordiamo che l’affresco è una particolare tecnica di pittura murale in cui il pigmento colorato viene chimicamente assorbito e incorporato all’interno dell’intonaco fresco steso sulla parete. Lo strappo ne consente la rimozione dalla parete originaria, permettendone di conseguenza il dislocamento in altra sede. Al contrario di altre tecniche di asportazione dell’affresco, lo strappo separa la sola pellicola pittorica dalla parete senza alcuna porzione di intonaco e/o muratura. A tal fine, l’affresco viene cosparso di colla in modo che si possa far aderire provvisoriamente una tela alla sua superficie. Asciugata la colla, si procede con il distacco della tela che, grazie al collante, porterà via con sé lo strato di colore dell’affresco. A questo punto, il “retro” della pellicola pittorica va incollato al supporto definitivo che, nel caso dei frammenti tiepoleschi, è costituito da tre differenti tele di cotone a trama variabile.

Lo strappo, ormai compiuto, si conclude con un processo di stiratura che diffonde il calore omogeneamente sulla superficie tramite fogli di giornale, attivando così la colla e permettendo alla pellicola pittorica di aderire permanentemente al supporto. Infine, per mezzo di un solvente, viene scollata la tela posta sul “fronte” dell’affresco nella prima fase dello strappo.

Ecco, a grandi linee, come avviene lo strappo di una pittura murale. Nella speranza di aver soddisfatto una vostra curiosità, vi aspetto al prossimo post!

A presto,

Carlotta

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