#CITY’S TALES – LA STORIA DELLA BASILICA PALLADIANA

La storia della nostra Basilica comincia molti anni prima dell’arrivo di Andrea Palladio, addirittura secoli prima, quando in epoca medievale vengono eretti il Palazzo della Ragione e il Palazzo del Podestà, uno accanto all’altro, nella grande Piazza dei Signori.

Nel 1458 l’architetto Domenico da Venezia unisce i due palazzi trasformandoli in un unico grande edificio, e pochi decenni dopo comincia a prendere forma l’intenzione di rivestirlo, circondandolo con un loggiato.

Il progetto viene realizzato circa quarant’anni dopo dall’architetto Tommaso Formenton, il quale realizza un elegante loggiato con un doppio ordine di grandi archi a tutto sesto che però, purtroppo, sono poco robusti e la struttura dopo pochi anni crolla.

Il Consiglio cittadino, per rimediare, indice un concorso a cui partecipano i più grandi architetti dell’epoca per la costruzione di un nuovo loggiato.

Tra i partecipanti, nel 1539, c’è Sebastiano Serlio, che ipotizza un loggiato di impronta classica, imponente e robusto, utilizzando un modulo architettonico di sua invenzione chiamato “Serliana”, costituito da un arco a tutto sesto in posizione centrale e due aperture laterali sostenute da colonne. Questo modulo permette di distribuire meglio il peso senza appesantirne l’immagine. Il progetto è efficace, ma non viene approvato in quanto non rispetta la struttura preesistente.

È il turno quindi dell’idea di Giulio Romano, presentato nel 1542, il quale presenta un loggiato molto solido e robusto, ma che purtroppo non corrisponde alle esigenze della committenza, in quanto per realizzarlo serviva un consistente impiego di pietra che lo rendeva troppo dispendioso.

Nel 1549 viene presentato l’ultimo e definitivo progetto, quello di Andrea Palladio, il quale riutilizza il modulo della serliana applicandolo a un doppio ordine che circonda tutta la Basilica. Variando le aperture ai lati di ogni arco, ora allargandole, ora restringendole, riesce ad adattare perfettamente il nuovo loggiato alla struttura preesistente; inoltre, grazie all’utilizzo di semicolonne, irrobustisce i punti più critici dell’edificio, come i pilastri angolari, senza appesantire l’estetica.

E il risultato è ammirabile tutt’ora!

Sara F.

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