Un mistero palladiano

Andrea Di Pietro Della Gondola, più conosciuto come Andrea Palladio è uno dei più famosi architetti degli ultimi cinquecento anni. Il suo modo di costruire, ben descritta nel suo progetto più importante, I Quattro Libri dell’Architettura, pubblicati a Venezia nel 1570 sono stati e sono tutt’ora fonte di ispirazione per dilettanti, architetti e studiosi. Lo testimoniano le moltissime copie di edifici palladiani sparsi in tutto il mondo, compresa la “Casa Bianca”, sede del potere politico americano, copia dichiarata della villa Rotonda costruita da Palladio per Paolo Almerico.

Tuttavia il più intricato dei misteri della vita di Palladio non riguarda i suoi progetti o le sue teorie bensì il suo aspetto: apparentemente non abbiamo un ritratto ufficiale del volto dell’architetto né un disegno. Nel XVIII secolo però comparvero misteriosamente sul mercato artistico molte rappresentazioni del volto di Andrea Palladio. Si scoprì che i ritratti del Palladio derivavano tutti da un disegno realizzato dall’astuta elaborazione di elementi iconografici ad opera di Sebastiano Ricci, il quale “spacciò” la sua teatrale invenzione, utilizzata come copertina della prima edizione inglese del trattato palladiano curato da Giacomo Leoni: The Architecture of A. Palladio: in four books, per un disegno originale di Palladio realizzato dall’amico Paolo Veronese. A partire da questa rappresentazione, tutte le gallerie d’arte dei grandi signori europei si dotarono di una copia del ritratto dell’architetto da aggiungere alla loro collezione di uomini illustri.

In occasione della mostra avvenuta al Palladio Museum, “Andrea Palladio il mistero del volto”, sono state individuate delle importanti somiglianze stilistiche fra tre dipinti, derivanti forse da un disegno preparatorio originale per la realizzazione di un ritratto di un architetto vicentino. Oggi, al Palladio Museum, in una sala dedicata è possibile osservare un busto in marmo del volto idealizzato di Andrea Palladio, realizzato nel 1813 da Leonardo Biglioschi, simile, come molte altre copie al disegno preparatorio sopra citato.

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Il successo di Palladio

Buongiorno a tutti! Sono Francesco e frequento il Liceo scientifico Paolo Lioy di Vicenza.

Da due settimane sto facendo alternanza scuola lavoro in questo museo e devo dire che Palladio mi sta piacendo sempre di più.

Oggi volevo parlarvi dei motivi per i quali Andrea Palladio ha ottenuto un tale prestigio a livello mondiale.

Andrea di Pietro della Gondola (il suo vero nome prima che Giangiorgio Trissino lo battezzasse con il nome di “Palladio”) inizia a formarsi all’età di tredici anni come scalpellino in una bottega a Padova sotto Bartolomeo Cavazza ed è grazie a questa esperienza che raggiunge una profonda conoscenza dei materiali.

Le tre tipologie di pietra utilizzata da Palladio sono: la pietra di Vicenza, morbida e facile da lavorare, utilizzata soprattutto nelle ville e negli edifici privati, proveniente dai colli Berici; la pietra di Piovene, più resistente di quella di Vicenza ed impiegata nella costruzione delle logge del Palazzo della Ragione (la Basilica); la pietra d’Istria, molto dura, chiara e resistente alla salsedine, utilizzata nelle chiese veneziane.

the Palladium Museum based in the historical, palladio's designed, palace Barbarano Contrà Porti. The permanent exhibitions, have been innaugurated in november 2012 and is designed by the italian architect Alessandro Scandurra.

La pietra copre una parte fondamentale nella costruzione degli edifici, ma viene quasi sempre affiancata da materiali comuni ed economici. Questi due materiali sono il laterizio e il legno. I mattoni, cotti in forma di spicchio, andavano a costituire le colonne ed altri elementi architettonici; mentre le assi di legno, inchiodate tra di loro, formavano la trabeazione. Una volta assemblati questi elementi venivano coperti tramite un intonaco composto dalla polvere di marmo, detto marmorino, che conferiva alla struttura un aspetto marmoreo. Grazie a questa tecnica Palladio riesce a costruire ville, palazzi e chiese magnifiche riducendo immensamente i costi dei materiali e del trasporto di essi. Basti pensare a quanto potesse essere dispendioso in termini economici e di energia il trasporto di enormi blocchi di pietra per la costruzione delle colonne rispetto all’utilizzo di mattoni.

Grazie alla capacità di utilizzare questo tipo di materiali, unita immancabilmente ad un’inventiva ed una genialità eccezionali Palladio divenne nel corso della sua vita l’architetto più famoso nella Repubblica di Venezia e uno degli architetti più copiati a livello mondiale (un esempio noto di imitazione dello stile palladiano è la Casa Bianca negli Stati Uniti).

Francesco

La decorazione di Palazzo Barbarano Porto

Ciao a tutti! Oggi mi riallaccerò all’articolo di Giada sulla storia di Contrà Porti per narrarvi qualcosa su palazzo Barbarano Porto, che oggi ospita il Palladio Museum.

Unico edificio vicentino visto completato da Palladio finchè era in vita – forse perchè una ristrutturazione? – al tempo era uno dei palazzi più sontuosi e decorati della città. Sulla facciata, come già ricordato nelle nostre “Pillole Palladiane”, troviamo stucchi con le storie di Scipione l’Africano, realizzati da Lorenzo Rubini e bottega nei primi anni Settanta del Cinquecento. La stessa mano e anche lo stesso soggetto li ritroviamo nel salone principale, il cui soffitto a cassettoni è decorato da nove tele di Andrea Vicentino con le storie di Scipione, generale romano, che sconfigge Annibale, generale cartaginese, risparmiandogli la vita. Le tele sono state realizzate fra il 1580 e il 1583, mentre il pittore era impegnato a palazzo Ducale a Venezia.

the Palladium Museum based in the historical, palladio's designed, palace Barbarano Contrà Porti. The permanent exhibitions, have been innaugurated in november 2012 and is designed by the italian architect Alessandro Scandurra.

La decorazione della parte alta delle pareti riporta una ricca decorazione in stucco di mano sempre dei Rubini, con dodici busti raffiguranti undici imperatori romani. Sopra ciascuno di loro, un altro dipinto di Andrea Vicentino ne commemora le gesta. Dico dodici busti per undici imperatori non perché la matematica sia un’opinione, bensì perché il dodicesimo raffigura, nei panni dell’imperatore Marco Aurelio, il committente del palazzo, Montano Barbarano. Come facciamo a riconoscerlo? perché è l’unico imperatore che porta i baffi.

La parte bassa della parete invece è bianca. Il motivo è che vi erano appesi degli arazzi maestosi che, oltre a decorarla, servivano a insonorizzare il salone, luogo di feste, balli, musica. Infatti il committente, Montano Barbarano, era un “musico eccellentissimo”, come ricordano le fonti. Il soggetto, oltre a seguire il gusto dell’epoca per la storia antica, era volto a celebrare le grandi glorie militari della famiglia Barbarano, che l’avevano portata a essere una delle più importanti della città.

L’effetto complessivo della sala è monumentale. Gli stucchi creano un intenso gioco di luci e di ombre che aumenta la profondità della decorazione, mentre le tele del Vicentino la arricchiscono con le loro torsioni violente nei busti, gli accostamenti cromatici arditi e le increspature delle vesti, elementi che resero il pittore uno degli artisti più in voga a Vicenza verso la fine del secolo.

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Il pittore è presente anche in altre sale del Museo, insieme ad affreschi di Battista Zelotti. Ad esempio nella Sala delle Muse, in cui le nove ispiratrici delle Arti riescono con il loro canto ad arrestare tutto l’Universo, raffigurato dal fregio sottostante con i Quattro Elementi, o – ancora – nella Sala dell’Allegoria matrimoniale, realizzata in onore delle nozze fra Giulio Cesare Barbarano, figlio di Montano, e la cugina di secondo grado Elisabetta Barbarano.

Oltre a essere la stanza più sontuosa, però, il Salone è anche la più alta del palazzo, e sorge sopra l’imponente atrio, realizzato da Palladio anche con lo scopo di reggere il peso enorme della stanza.

Della vicenda architettonica di questo edificio, però, vi narrerò nel prossimo post.

A presto!

Ambra

Contra’ Porti

Buongiorno a tutti! Oggi vi parlerò brevemente di Contra’ Porti, la via in cui sorge il nostro Palazzo Barbaran Porto, sede, come ben saprete, del Palladio Museum. La strada prende il suo nome dalla famiglia Porto che qui si era fatta costruire nel corso degli anni molteplici palazzi. Di seguito li elenco brevemente:

  • Palazzo da Porto: adiacente a Palazzo Trissino Clementi, palazzo in stile rinascimentale con una facciata rigorosamente simmetrica,
  • Palazzo da Porto Breganze: situato di fronte a Palazzo da Porto, è uno degli edifici nel tipico stile gotico fiorito veneziano
  • Palazzo da Porto Colleoni: subito dopo palazzo da Porto Breganze, altro esempio di gotico fiorito
  • Palazzo Iseppo da Porto: realizzato da Palladio ed iniziato, probabilmente, intorno al 1545, anno in cui Iseppo si sposa con Livia Thiene
  • segue il palazzetto da Porto Muzan, edificio gotico, forse realizzato tra il 1550/60 e il 1478

Sappiamo che anche Palazzo Barbaran passa nelle mani della famiglia Porto. Nel 1664 infatti diventava proprietà di Luigi da Porto.

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Foto di Lorenzo Ceretta

Altra cosa interessante, Contra’ Porti è una via dall’andamento curvilineo, e possiamo notare con facilità come quasi tutti i palazzi curvino a loro volta la facciata per seguirne lo sviluppo. Ho detto quasi tutti, perché ci sono due palazzi i cui prospetti non si piegano al volere della contrada e di conseguenza non si allineano alle facciate delle altre costruzioni. Essi sono Palazzo Iseppo Porto e Palazzo Barbaran Porto, e casualmente sono fabbriche in cui interviene il nostro Andrea Palladio! In Palazzo Iseppo Porto è ben visibile questa peculiarità. Il prospetto del palazzo ha un aspetto rettilineo, che sicuramente conferisce un aspetto più monumentale all’edificio. Palladio nemmeno accenna a questa caratteristica all’interno dei Quattro Libri, e la medesima cosa avviene anche per la facciata di Palazzo Barbaran Porto. Sappiamo bene come Palazzo Barbarano sia un edificio di origine quattrocentesca, ristrutturato da Palladio verso la fine del 1500. Durante la ristrutturazione l’architetto sposta l’ingresso principale su Contra’ Porti, mentre in origine si entrava dal portone che ora vediamo in fondo al cortile. Palladio decide così di spostare l’accesso principale lungo la via dove si trovano altri due suoi progetti, ovvero Palazzo Porto e Palazzo Thiene, edificio quest’ultimo in cui Palladio lavora assieme a Giulio Romano. Da Contrà Porti, poi, è ben visibile anche uno scorcio della Basilica Palladiana. Dunque, assistiamo ad una vera e propria imposizione visiva da parte dell’architetto.

Palladio is everywhere!

Al prossimo articolo,

Giada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Del compartimento delle stanze e altri luoghi

Buongiorno a tutti!

Anche in questo articolo torno a parlarvi dei Quattro Libri di Palladio. In particolare, mi soffermerò sul paragrafo, contenuto nel secondo libro, in cui l’architetto ci insegna come suddividere gli ambienti interni delle case, ovvero i palazzi di città.

L’architetto inizia facendo un interessante paragone tra casa e corpo umano. Così come nella figura umana ci sono delle «parti nobili e belle et alcune piuttosto ignobili e brutte», ma fondamentali per il suo corretto funzionamento, la stessa cosa avviene nelle case, dove le parti più ignobili corrispondono alle stanze «più picciole», ma importanti perché servono per mantenere libere ed ordinate quelle più grandi ed eleganti. Palladio, poi, dirà che si dovranno collocare in luoghi visibili e «scoperti» le «parti principali e riguardevoli» (gli ambienti più eleganti del palazzo), mentre le meno belle in posti il più possibile nascosti ai nostri occhi, così da non notarle.

Progetto Palladio Digitale
Londra, RIBA XI 22r

Tuttavia, prima di passare a parlare degli ambienti ad uso abitativo della casa l’architetto sposta l’attenzione verso la «parte più bassa della fabbrica». Quest’ultima è onnipresente nei progetti di Palladio, ed assume le forme di un piano interrato o seminterrato dove sono disposti gli ambienti di servizio come: cucine, cantine, magazzini per la legna ecc. Questo permette di lasciare la «parte sopra» libera, ma anche di tenere il pavimento della parte abitativa lontano dall’umidità poiché risulta sopraelevato.

Fatte queste premesse, Palladio individua tre tipologie di stanze utili alla suddivisione interna della casa: le «stanze grandi, mediocri e picciole».

Gli ambienti più piccoli (le stanze che prima aveva definito «brutte») si «ammezzeranno» per ricavarne camerini dove riporre studioli o librerie, e tutti quegli oggetti che non è bene restino «nelle camere dove si dorme, mangia e si ricevono i forestieri».

L’architetto procede dicendo che durante i periodi estivi conviene dormire in stanze grandi e rivolte a nord, in modo che restino più fresche. All’inverso le camere per l’inverno è utile siano più piccole. Le stanze da utilizzare durante la primavera e l’autunno, invece, sono rivolte ad oriente e di dimensioni più contenute.

Sempre ad est saranno rivolti gli studioli poiché è principalmente durante la mattina che ci si dedica allo studio. Avendo bene in mente queste indicazioni si può procedere con la progettazione, facendo in modo che ogni parte della fabbrica corrisponda all’altra, cioè creare un insieme simmetrico dunque armonioso.

Infine, Palladio conclude il paragrafo rendendosi conto che, molto spesso, non è possibile applicare tutti questi accorgimenti, perché la costruzione di palazzi nei centri cittadini comporta,chiaramente, dei limiti.

Palladio ci fornisce veramente tutti gli ingredienti per progettare la perfetta casa di città, così chiunque potrebbe calarsi nel ruolo dell’architetto leggendo il suo più importante trattato.

Mi auguro di avervi invogliato alla lettura dei Quattro Libri con questi due brevi articoli!

Alla prossima,

Giada

Il rapporto di Palladio con il paesaggio

Buongiorno a tutti! Io sono Ambra, la nuova guida insieme a Giada al Palladio Museum.

Se la settimana scorsa Giada ha parlato del giusto sito per costruire una villa di campagna secondo Palladio, oggi accenneremo a un altro dei temi fondanti la sua architettura: il rapporto con il paesaggio. Palladio è infatti molto attento che fra il suo edificio e il paesaggio ci sia un contatto fluido, armonioso, che faccia percepire la struttura come una parte integrante del territorio.

Palazzo Chiericati mostra bene questo concetto. Sorge di fronte al Bacchiglione – il fiume che collega Vicenza a Padova – in una zona al tempo talmente soggetta ad alluvioni da essere chiamata isola. L’edificio ha una doppia anima: davanti, con quell’imponente loggia, guardava alle campagne che si aprivano al di là del fiume. E’ un aspetto importante: lo sguardo da una loggia può vagare libero, ammirare il paesaggio, mentre l’apertura di una finestra limita il campo visivo.

Questa loggia ha anche la funzione di far incontrare edificio e paesaggio – una zona che troviamo sempre in Palladio, in cui le due entità si mescolano, e noi visitatori siamo accompagnati fra interno ed esterno. Dietro, invece, palazzo Chiericati si apriva su una seconda loggia, più piccola, che guardava verso la città di Vicenza che iniziava poco dopo. Oggi noi non abbiamo più accesso a questa seconda loggia, chiusa da una città che si è espansa fino a “sbattere” contro palazzo Chiericati, ma possiamo immaginarne la vista.

Diverso è invece il rapporto con il paesaggio delle ville di campagna. Qui, l’architettura la fa da padrone. Furono create per i gentiluomini perché potessero amministrare i loro terreni e al contempo sfuggire alla caotica vita cittadina per apprezzare, piuttosto, la vita in campagna, all’aperto. Le barchesse e la casa padronale sono quindi collegate, per creare un unico edificio anche qui con una doppia anima: la villa-fattoria. Strutture imponenti, quelle di Palladio, che in mezzo alla piatta campagna spiccano nettamente e cambiano volto all’intera regione del Veneto, di cui sono diventate uno dei simboli.

_X1C7683Villa Emo, Fanzolo (TV). Foto di Stefano Maruzzo

A presto,

Ambra

Il giusto sito dove erigere la villa di campagna secondo Andrea Palladio

Buongiorno a tutti! Mi chiamo Giada e sono la nuova stagista al Palladio Museum.

Oggi vi parlerò del giusto sito dove poter costruire una villa, secondo quanto ci tramanda Andrea Palladio nei Quattro Libri. All’interno del Secondo Libro, prima di presentare i suoi progetti di ville, Palladio inserisce un’introduzione in cui ci fa capire che funzioni rivestissero queste meravigliose costruzioni, ed il giusto luogo dove edificarle.

Innanzitutto, la costruzione deve erigersi in un punto centrale rispetto ai possedimenti terrieri affinché il padrone li possa controllare con facilità, ma anche per rendere più agevole trasporto verso la casa padronale dei prodotti ricavati dalla terra. “Se possibile”, dice l’architetto, “è bene costruire la villa nelle vicinanze di un fiume navigabile, in modo da condurre in città in maniera più rapida i prodotti dell’agricoltura”. Oltre a ciò l’acqua fluviale è ad uso della casa, degli animali, vi si possono abbeverare i campi, i giardini ed il frutteto. Il corso d’acqua riveste poi un’importante funzione estetica nel senso che si tratta di un valore aggiunto poiché dona ornamento e bellezza alla fabbrica, ma apporta anche molto fresco nella stagione estiva.

_X1C6194Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo. Foto di Stefano Maruzzo

Tuttavia, non è sufficiente la scelta un qualsiasi fiume ma è fondamentale prediligere un’acqua limpida, per evitare l’insorgere di malattie. Per fare ciò Palladio ci indica una serie di esperimenti da effettuare, molti dei quali già insegnati dal Vitruvio. Una prima verifica si può effettuare tramite l’utilizzo di un drappo bianco da immergere nel fiume: se, una volta estratto dall’acqua, il tessuto non presenta macchie di alcun tipo siamo di fronte al corso fluviale ideale. Ulteriormente, un’acqua buona è quella che fa buon pane, che consente una veloce cottura dei legumi e quella che non lascia alcuna sporcizia nel fondo della pentola. Oltre a ciò è importante saper osservare l’ambiente e gli animali: dove passa il fiume non dovrebbe vedersi né muschio né giunco quindi il luogo dovrà essere «netto e bello»; gli animali che, nel luogo prescelto, si abbeverano ed appaiono «forti, robusti e grassi» non sono che un ulteriore indice della salubrità dell’acqua.

Anche l’aria è un elemento non di poco conto, infatti gli alberi è bene non appaiano piegati dal vento, e gli edifici antichi presenti nell’ambiente attorno è importante non siano«corrosi e guasti». Infine, ultimo importante requisito, Palladio afferma che il colorito dei volti delle persone debba essere naturale e mostrare una «buona temperatura».

 Non solo progetti dunque, ma anche informazioni pratiche caratterizzano il corpus dei Quattro Libri, testo in cui l’architetto mette a disposizione del lettore tutti i requisiti per comprendere e poi costruire delle fabbriche secondo la sua maniera.

 

A presto,

Giada