Lo strappo, questo sconosciuto

Bentrovati,

qualche giorno fa vi ho parlato di alcuni affreschi tiepoleschi strappati da un palazzo vicentino (Fig 1). Che cosa significa “strappati”? Il termine fa riferimento alla tecnica del cosiddetto “strappo”, un’operazione particolarmente delicata che oggi impareremo a conoscere insieme.

sala_francoFig 1. L’interno del salone di palazzo Valmarana, poi Franco, prima dello strappo avvenuto all’inizio della seconda guerra mondiale.

Innanzitutto ricordiamo che l’affresco è una particolare tecnica di pittura murale in cui il pigmento colorato viene chimicamente assorbito e incorporato all’interno dell’intonaco fresco steso sulla parete. Lo strappo ne consente la rimozione dalla parete originaria, permettendone di conseguenza il dislocamento in altra sede. Al contrario di altre tecniche di asportazione dell’affresco, lo strappo separa la sola pellicola pittorica dalla parete senza alcuna porzione di intonaco e/o muratura. A tal fine, l’affresco viene cosparso di colla in modo che si possa far aderire provvisoriamente una tela alla sua superficie. Asciugata la colla, si procede con il distacco della tela che, grazie al collante, porterà via con sé lo strato di colore dell’affresco. A questo punto, il “retro” della pellicola pittorica va incollato al supporto definitivo che, nel caso dei frammenti tiepoleschi, è costituito da tre differenti tele di cotone a trama variabile.

Lo strappo, ormai compiuto, si conclude con un processo di stiratura che diffonde il calore omogeneamente sulla superficie tramite fogli di giornale, attivando così la colla e permettendo alla pellicola pittorica di aderire permanentemente al supporto. Infine, per mezzo di un solvente, viene scollata la tela posta sul “fronte” dell’affresco nella prima fase dello strappo.

Ecco, a grandi linee, come avviene lo strappo di una pittura murale. Nella speranza di aver soddisfatto una vostra curiosità, vi aspetto al prossimo post!

A presto,

Carlotta

Annunci

La conferenza stampa

La conferenza stampa

Buongiorno a tutti,

mercoledì scorso ho partecipato alla presentazione ufficiale del progetto espositivo “Tiepolo segreto”. Diversi interventi si sono avvicendati durante la conferenza stampa, a cominciare da quello di Fabrizio Magani – soprintendente per i beni storici e artistici delle province di Verona, Rovigo e Vicenza – che, contestualizzando la decorazione tiepolesca sotto il profilo sia storico che artistico, ne ha ripercorso le principali vicende dalla creazione alla divisione tra i diversi eredi della famiglia Franco. A seguire, Guido Beltramini – in qualità di direttore del Palladio Museum – ha sviluppato interessanti connessioni con il contesto architettonico palladiano e con il suo recupero settecentesco, dovuto in parte alla personalità di Ottavio Bertotti Scamozzi.

Vediamo qui sotto il nostro direttore che, durante la conferenza stampa, indica la data di conclusione dell’intera decorazione tiepolesca: “Febraro 18 / 1773”.
Febraro 18 / 1773

Infine, Giovanni Franco, proprietario assieme al fratello Camillo degli affreschi esposti in mostra, si è detto orgoglioso di contribuire alla conoscenza e alla divulgazione di alcuni frammenti di cultura cittadina, offrendoci uno spaccato della sua storia familiare.

Mi è sembrato un inizio promettente per questo progetto espositivo che aprirà i suoi battenti al pubblico il prossimo 3 novembre. Non siete curiosi di venirci a trovare?

Carlotta

“Tiepolo segreto”

Ciao a tutti,

sono Carlotta, una tirocinante del Palladio Museum, e oggi vi presenterò una grande novità. Il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio ha in cantiere per questo autunno un nuovo progetto espositivo che accoglierà nelle sale del Palladio Museum alcuni frammenti di affresco di Giandomenico Tiepolo provenienti dal salone di palazzo Valmarana-Franco a Vicenza. Gli affreschi, strappati nel secondo dopoguerra e custoditi a lungo dai proprietari nella loro dimora, saranno a breve ospitati all’interno del museo. In passato parzialmente esposti solo in un’unica occasione, essi lanciano al C.I.S.A. una nuova sfida su più fronti. Da qualche tempo infatti l’équipe museale in collaborazione con studiosi, restauratori e specialisti della materia è impegnata nell’indagine della vicenda storica che riguarda lo strappo, nella ricostruzione del contesto d’origine delle opere stesse, nonché nella loro analisi stilistica e iconografica. Siete curiosi di scoprirne tutti i retroscena? Allora continuate a seguirci!

A presto,

Carlotta

21951059_1420974461331233_4850836243209163251_o