Fluorescenza ai raggi UV

Bentornati,

prima dell’arrivo degli affreschi tiepoleschi al Palladio Museum, i restauratori ne hanno verificato lo stato di conservazione, sottoponendoli all’analisi diagnostica ai raggi UV.

A cosa serve quest’operazione? La luce ultravioletta, puntata sugli affreschi, genera dei riflessi violacei uniformi sulle parti originali della pellicola pittorica, da cui emergono aree a diversa fluorescenza che evidenziano le cadute di colore e le ridipinture non autografe.

Ridipintura

In questa foto, ad esempio, una macchia verde emerge dall’omogeneo sfondo violaceo che caratterizza l’architettura di uno degli affreschi. Di cosa si tratta? Una ridipintura successiva all’intervento dell’artista. Riflettendo diversamente la luce a causa delle variate componenti del colore, il dettaglio svela la sua non autenticità.

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Lo stesso vale per le aree di colore verde visibili alla base del piedistallo che sorregge la statua dipinta di Ercole.

Mascherone

In questa immagine, invece, dalla generale pigmentazione violacea del mascherone risaltano piccole aree con una sfumatura leggermente bluastra, tipica delle zone in cui la pellicola pittorica si è staccata completamente dalla tela rendendone visibile la trama. La ridipintura si può invece rintracciare nella linea orizzontale che profila l’architettura, a destra del mascherone.

Curioso, non vi pare? Sarebbe sicuramente interessante poter usare questa lampada nei vari musei del mondo per scoprire tutti i segreti che nascondono le opere d’arte!

Alla prossima,

Carlotta

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La fine dei lavori

Buongiorno a tutti,

il cantiere di restauro volge ormai al termine. Completato il processo di svelinatura, lo staff di AR Arte e Restauro si appresta a consolidare i bordi degli affreschi tiepoleschi prima che siano fissati definitivamente al supporto. Volete sapere di cosa si tratta? Curiosiamo insieme nel laboratorio del Palladio Museum mentre i restauratori si occupano di questa delicata faccenda.

Fissaggio_bordi

Poiché la tela, ripiegata sul telaio, tende a far sollevare la pellicola pittorica in corrispondenza dei bordi, si rende necessaria un’operazione di recupero e consolidamento di questi ultimi. Attraverso l’applicazione di colla di coniglio, il film pittorico viene fatto nuovamente aderire al supporto in modo da evitare la sua caduta e il suo sgretolamento. Una volta spennellata la colla all’interno delle microfessure, il restauratore riadagia la “scaglia” nella posizione corretta grazie al calore e alla pressione applicate tramite uno strumento chiamato termocauterio.

A questo punto, la tela è pronta per essere fissata definitivamente al telaio: dopo l’asportazione dei chiodi usati per l’ancoraggio temporaneo, la tela viene tensionata tramite apposite pinze e inchiodata al supporto.

Grazie alla competenza e alla passione dei restauratori, gli affreschi godono ora di una riscoperta bellezza. Non possiamo che essergliene grati.

Le attività in preparazione alla mostra “Tiepolo segreto”, però, non terminano qui perciò continuate a seguirci!

A presto,

Carlotta

Ladies and gentlemen… la svelinatura!

Ciao a tutti,

finalmente esploreremo insieme le diverse fasi della svelinatura. In orario sulla tabella di marcia i restauratori avviano oggi questa delicata operazione che consiste nella rimozione della “velina”, costituita in questo caso da fogli di carta giapponese di media grammatura (12 gr). Prima del loro arrivo al Palladio Museum gli affreschi di maggiori dimensioni avevano richiesto, a protezione della pellicola pittorica, l’applicazione di tale carta tramite colla di coniglio. A tale velinatura era stato fatto aderire un secondo strato, questa volta in garza, allo scopo di offrire una maggiore tutela alle opere e fornire il sostegno necessario alle tele, dato il loro grande formato. Oggi si procederà invece a ritroso, rimuovendo in primo luogo lo strato di garza e successivamente quello di carta. Vediamo insieme cosa combina Guendalina:

Al prossimo post,

Carlotta

“Operazione tele pulite”

Bentornati,

i lavori proseguono nel cantiere del Palladio Museum. Alle prese con la pulitura del retro delle tre tele di maggiori dimensioni, le restauratrici Silvia e Cristina eliminano ogni minima traccia di pulviscolo e sporcizia depositatasi sulla superficie nel corso degli anni. La tela, stesa a terra con la pellicola pittorica rivolta verso il basso, viene interamente spazzolata con un pennello a setole morbide in modo da sollevare i residui di polvere che vengono, contemporaneamente, catturati da un aspirapolvere. L’operazione obbliga il restauratore a salire sulla tela impiegando dei cuscinetti in gommapiuma per non lasciare alcuna impronta delle proprie rotule o delle proprie scarpe.

 

Pulita la superficie, la tela viene sdraiata sul telaio con la pellicola pittorica rivolta verso l’alto. In preparazione alla svelinatura, l’affresco viene momentaneamente fissato al supporto ligneo, sollevato e posizionato verticalmente. Questo fissaggio provvisorio, attuato tramite un contenuto numero di chiodi, assicura saldamente la tela ma le permette al contempo di assorbire le eventuali tensioni generate dal processo di svelinatura.

chiodi

Infatti, la tensione provocata dall’umidità usata per rimuovere la “velina” si potrebbe ripercuotere sul colore, aumentando il rischio di movimenti o la formazione di crepe e borse sulla pellicola pittorica. La tela sarà fissata definitivamente al telaio solo dopo la conclusione di tale operazione, quando sarà completamente asciutta. Non vi preoccupate se il processo di svelinatura non vi è ancora del tutto chiaro, ne riparleremo più approfonditamente nel prossimo post.

Rimanete sintonizzati,

Carlotta

Nel cantiere di restauro

Buongiorno a tutti,

oggi vi introdurrò ad alcune delle attività svolte nel nostro cantiere di restauro. Negli ambienti del Palladio Museum, infatti, il team di restauratori della ditta AR Arte e Restauro lavora ormai da qualche giorno alla pulitura e al montaggio dei telai appartenenti ai tre affreschi tiepoleschi di maggiori dimensioni. Al fine di permetterne il trasporto dalla dimora dei proprietari al Palladio Museum, tali affreschi sono stati velinati (ovvero protetti da una “velina” fatta aderire al film pittorico) e successivamente smontati dai telai lignei a cui erano fissati. Visto il grande formato che li caratterizzava, si rendeva necessario il loro arrotolamento all’interno di grandi e rigidi cilindri. Per agevolare il trasferimento, anche la struttura dei telai è stata smontata sino a divenire una pila di assi di legno che, una volta condotta al museo, sarebbe stata pulita, verniciata e ricomposta.

Restauratori all'opera al Palladio Museum

Da poco giunti in contrà Porti, la cura dei telai è affidata ai restauratori Dario e Cristina che, tamponando le assi con una spugna inumidita d’acqua, si occupano di eliminare i residui di polvere depositatisi nel tempo. Dopo questa fase preliminare, procedono alla verniciatura in gommalacca diluita in alcol denaturato a 90%-96% vol, a seconda delle condizioni metereologiche. La verniciatura risponde ad esigenze di natura non solo estetica ma anche funzionale, rendendo la superficie del legno maggiormente repellente all’accumulo di polvere. Conclusa la fase di verniciatura si prosegue con il rimontaggio delle assi che vengono unite ad incastro e fissate più stabilmente in alcuni punti per mezzo di viti. Ricostruita la griglia del telaio, arriva il momento di riposizionarvi la tela… per quest’operazione, però, dovremo pazientare ancora qualche giorno.

A presto,

Carlotta

Lo strappo, questo sconosciuto

Bentrovati,

qualche giorno fa vi ho parlato di alcuni affreschi tiepoleschi strappati da un palazzo vicentino (Fig 1). Che cosa significa “strappati”? Il termine fa riferimento alla tecnica del cosiddetto “strappo”, un’operazione particolarmente delicata che oggi impareremo a conoscere insieme.

sala_francoFig 1. L’interno del salone di palazzo Valmarana, poi Franco, prima dello strappo avvenuto all’inizio della seconda guerra mondiale.

Innanzitutto ricordiamo che l’affresco è una particolare tecnica di pittura murale in cui il pigmento colorato viene chimicamente assorbito e incorporato all’interno dell’intonaco fresco steso sulla parete. Lo strappo ne consente la rimozione dalla parete originaria, permettendone di conseguenza il dislocamento in altra sede. Al contrario di altre tecniche di asportazione dell’affresco, lo strappo separa la sola pellicola pittorica dalla parete senza alcuna porzione di intonaco e/o muratura. A tal fine, l’affresco viene cosparso di colla in modo che si possa far aderire provvisoriamente una tela alla sua superficie. Asciugata la colla, si procede con il distacco della tela che, grazie al collante, porterà via con sé lo strato di colore dell’affresco. A questo punto, il “retro” della pellicola pittorica va incollato al supporto definitivo che, nel caso dei frammenti tiepoleschi, è costituito da tre differenti tele di cotone a trama variabile.

Lo strappo, ormai compiuto, si conclude con un processo di stiratura che diffonde il calore omogeneamente sulla superficie tramite fogli di giornale, attivando così la colla e permettendo alla pellicola pittorica di aderire permanentemente al supporto. Infine, per mezzo di un solvente, viene scollata la tela posta sul “fronte” dell’affresco nella prima fase dello strappo.

Ecco, a grandi linee, come avviene lo strappo di una pittura murale. Nella speranza di aver soddisfatto una vostra curiosità, vi aspetto al prossimo post!

A presto,

Carlotta

La conferenza stampa

La conferenza stampa

Buongiorno a tutti,

mercoledì scorso ho partecipato alla presentazione ufficiale del progetto espositivo “Tiepolo segreto”. Diversi interventi si sono avvicendati durante la conferenza stampa, a cominciare da quello di Fabrizio Magani – soprintendente per i beni storici e artistici delle province di Verona, Rovigo e Vicenza – che, contestualizzando la decorazione tiepolesca sotto il profilo sia storico che artistico, ne ha ripercorso le principali vicende dalla creazione alla divisione tra i diversi eredi della famiglia Franco. A seguire, Guido Beltramini – in qualità di direttore del Palladio Museum – ha sviluppato interessanti connessioni con il contesto architettonico palladiano e con il suo recupero settecentesco, dovuto in parte alla personalità di Ottavio Bertotti Scamozzi.

Vediamo qui sotto il nostro direttore che, durante la conferenza stampa, indica la data di conclusione dell’intera decorazione tiepolesca: “Febraro 18 / 1773”.
Febraro 18 / 1773

Infine, Giovanni Franco, proprietario assieme al fratello Camillo degli affreschi esposti in mostra, si è detto orgoglioso di contribuire alla conoscenza e alla divulgazione di alcuni frammenti di cultura cittadina, offrendoci uno spaccato della sua storia familiare.

Mi è sembrato un inizio promettente per questo progetto espositivo che aprirà i suoi battenti al pubblico il prossimo 3 novembre. Non siete curiosi di venirci a trovare?

Carlotta